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MATINO
 

STORIA E TRADIZIONE

Matino  è un comune italiano di 11.752 abitanti della provincia di Lecce in Puglia.
Situato nel Salento sud-occidentale, dista 44,3 km dal capoluogo provinciale Lecce e 16 km da Gallipoli. Dal 2002 si fregia del titolo di Città
Matino sorge sulle ultime propagini della Serre salentine a 75 m s.l.m. a 10 km dalla costa ionica e a 25 km dall'estrema punta della penisola salentina rappresentata dal Capo di Leuca. Il territorio, fortemente carsico, è privo di corsi d'acqua di superficie ma ricchissimo di corsi d'acqua sotterranei alimentati dalle cosiddette "Vore", inghiottitoi naturali delle acque pluvie situati in depressioni naturali del terreno.
Il comune, che si estende su una superficie di 26,28 km², raggiunge i 38 m s.l.m. di altezza minima e i 172 m s.l.m. di altezza massima. La cittadina domina la vallata denominata di Taviano-Matino che rappresenta una delle zone più fertili del Salento. Le colture predominanti sono l'ulivo e la vite ma con ampi spazi dedicati ai seminativi e alle colture in serra, in special modo fiori. Molto frequenti sono le masserie, grandi costruzioni rurali che insistevano su ampi latifondi, frutto del notevole impulso dato alla produzione agricola nel periodo Borbone (1724-1860), ad oggi in disuso salvo qualche esempio di riutilizzazione in chiave agrituristica. Abbastanza diffusi sono anche i cosiddetti caseddhi, tipico esempio di edilizia rurale, derivante da antiche tecniche costruttive di provenienza magnogreca. Diffusissima l'edilizia rurale di tipo moderno a testimonianza di un attaccamento alla terra delle popolazioni locali e di un vivacissimo mercato agrituristico.
Il territorio del comune confina a nord con i comuni di Parabita e Collepasso, a est con il comune di Casarano, a sud con i comuni di Melissano e Taviano, a ovest con i comuni di Gallipoli e Alezio.

   
   

Il primo documento storico che attesta la presenza di Matino come centro occupato stabilmente risale al 1099.
Come tutte le città che si sviluppano sulle pendici di una collina, Matino esercita un fascino singolare. Quello matinese, infatti, è uno dei pochi centri storici della provincia di Lecce ad aver conservato, pressoché inalterate, le sue caratteristiche: vicoli stretti e tortuosi, stradine impreziosite da nicchie votive, cortili attrezzati ancora con "pile" per lavare i panni, palazzotti dai balconi mensolati e baroccheggianti. Ed è proprio nel borgo antico che si possono ammirare gli immobili più preziosi e di maggior valore storico ed architettonico.
Primo fra tutti ed unico nel suo genere nel territorio, il PALAZZO MARCHESALE dei Del Tufo (tra i primi feudatari di Matino), dagli anni '80 è di proprietà comunale, grazie all'intuizione dell'allora Sindaco Giorgio A. Primiceri (l'attuale primo cittadino). Sorto sulle rovine di un'antichissima opera fortificata, intorno al XVI secolo, si affaccia sulla centrale Piazza San Giorgio con una trifora balaustrata. All'interno del palazzo si aprono una quarantina di stanze erette su una serie di CAVE scavate nel tufo (queste ultime di recente restauro ed oggi visitabili), un giardino pensile, un'area verde attrezzata e delle splendide SCUDERIE

con pareti affrescate e mangiatoie con scritte che riportano nomi di cavalli. Ciò testimonia l'amore e la passione dei Marchesi Del Tufo verso i cavalli di razza.
Il recupero delle scuderie, intitolate ad Ascanio Del Tufo, rientra nel progetto più ampio di ristrutturazione del Palazzo Marchesale e dell'intero centro storico. Già dal 2002 il palazzo ospita il Consiglio Comunale ed è usato anche come contenitore polifunzionale per mostre, eventi e manifestazioni culturali e di spettacolo.

La più antica testimonianza monumentale è l'antica CHIESA MATRICE dedicata a San Giorgio, di origine cinquecentesca. Un edificio ampio ed elegante, ad un'unica navata a croce latina, della quale colpisce la ricchezza degli otto altari in finto marmo, finemente decorati in stile barocco. Di grande interesse culturale è il festeggiamento del Santo Patrono San Giorgio che si onora il 23 aprile. Per l'occasione la piazza e le strade del paese vengono addobbate con imponenti luminarie che enfatizzano la passione popolare.

   

Numerosi sono i luoghi di culto di interessante valore artistico: LA CHIESA DELL'ADDOLORATA (XVIII sec.);

CONVENTO DEI DOMENICANI (XVI sec.).

L'attigua CHIESA DEL ROSARIO dove si conservano bellissime tele settecentesche;

   

la CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE (XVII sec.), edificata per accogliere un'immagine della Madonna col Bambino di epoca bizantina. Vero e proprio simbolo di Matino è lo slanciato ed imponente.

ARCO DELLA PIETÀ una sorta "d'ingresso" alla città. Costruito interamente in tufo, ha pianta quadrangolare che, per un lato, si addossa alla CHIESA DELLA PIETÀ (XVII sec). Di grande rilievo è il portone ligneo della chiesa, impreziosito da venti svecchiature decorate con motivi vegetali, mentre gli interni sono arricchiti da splendidi e coloratissimi affreschi.

   
   

Ritrovamenti preistorici sono stati rinvenuti nell'area dove insiste la cripta di S. Ermete sul costone dell'omonima Serra. Si sono avuti inoltre insediamenti Basiliani in contrada S. Eleuterio e Sant'Anastasia.

Matino ha dato i natali al dottor Raffaele Gentile (1830-1904), ingegnere, astronomo e cosmografo. Fu Sindaco, Consigliere Provinciale, Deputato e Ingegnere Provinciale. Partecipò al concorso del Ponte Girevole di Taranto; suo è il progetto del Cimitero di Matino. Eriberto Scarlino (1895-1962) pianista di fama internazionale e compositore. Fu professore di pianoforte al B. Marcello di Venezia. Luigi Romano, musicista compositore (1872-1942), vissuto per buona parte negli Stati Uniti.

Museo Arte Contemporanea Matino (MACMA)
Orario di apertura al pubblico: dalle 08.30 alle 12.30 nei giorni di lunedi’ – mercoledi’ – venerdi’
Email: museomacma@comune.matino.le.it

Un museo fondamentalmente esercita tre funzioni: custodisce, elabora ed educa. La prima funzione caratterizza la natura del museo, connotandone la storia, mentre la seconda è intesa come luogo-fucina di idee in cui si elaborano iniziative atte non solo a promuovere cultura nel territorio, ma soprattutto a confrontare idee e a stabilire collegamenti con altre istituzioni locali o di altre realtà. La terza funzione forma il visitatore avviandolo a maturare in sé una coscienza storica, aiutandolo al rispetto e alla protezione di ciò che potrebbe avere un valore storico-culturale, abituandolo così a preservare un bene comune dalle insidie umane e naturali.

Un museo che si propone questi obiettivi è il Museo di Arte Contemporanea Luigi Gabrieli di Matino (MACMa). Questo museo è stato creato principalmente con lo scopo di concepire, di valutare come processo storico gli eventi del passato più o meno recente della realtà salentina e nazionale. Allineato ai grandi musei contemporanei sorti in questo secolo in Italia, raccoglie e custodisce opere significative, utili per organizzare eventi culturali di ampio respiro in un centro urbano collocato nel sud Salento a sette chilometri da Gallipoli, equidistante da Santa Maria di Leuca e da Lecce.

Le sue finalità riguardano il decentramento degli eventi culturali da Lecce a Matino in particolare di:
organizzare eventi culturali e mostre con l'intervento di personalità della cultura artistica nazionale ed internazionale;
offrire al pubblico iniziative di valore letterario e artistico dell'arte contemporanea italiana, favorendo la divulgazione dei fenomeni culturali attraverso esposizioni permanenti e temporanee, convegni, conferenze e altri eventi;
realizzare iniziative rivolte al mondo della scuola per favorire l'approccio dei giovani all'arte contemporanea, alla storia del territorio e al museo stesso.
Il MACMa dedicato a Luigi Gabrieli è stato inaugurato il 29 Maggio 2011 con la collezione di-segni poetici che dà, per la sua completezza, uno spaccato sul fenomeno della Poesia Visiva presente in Italia negli anni Sessanta.

L'idea di creare un museo a Matino  nasce da circostanze casuali ovvero da un effetto domino di eventi che hanno dato l'opportunità di stabilire nuove conoscenze e intessere relazioni con coloro che sono stati a loro volta designati dal "caso".

Il primo evento fu la donazione Balsebre e la relativa mostra Vittorio Balsebre e i gruppi Gramma e Ghen organizzata a Matino nel Dicembre del 2006. L'iniziativa avviò un vivo interesse per la poesia verbo-visiva non solo tra gli operatori del luogo ma soprattutto nei visitatori ignari di questi eventi culturali sorti a Lecce negli anni Settanta a seguito di iniziative tenutesi in Puglia sull'esperienza di poesia visiva del Gruppo'70 nel 1968, organizzata da Michele Perfetti nell'Italsider di Taranto.

Molto importante fu quella mostra perché, insieme con le altre manifestazioni che si tennero a partire dai primi anni Sessanta in Puglia, sensibilizzò i giovani artisti del luogo alle nuove sperimentazioni poetiche e artistiche che andavano affermandosi in quegli anni nel territorio nazionale.

Fu proprio l'intervento in loco dei verbo-visivi provenienti dai vari centri italiani  (Michele Perfetti, Eugenio Miccini, Ugo Carrega, Arrigo Lora Totino) insieme con le iniziative culturali salentine a vivacizzare l'ambiente artistico leccese tanto da dare origine al gruppo e alla rivista Gramma di Giovanni Corallo, Salvatore Fanciano e Bruno Leo (sull'esempio della rivista Téchne di Eugenio Miccini) nel 1970, al gruppo e all'omonima rivista Ghen di Saverio Dodaro nel 1976 e al Laboratorio di Poesia di Novoli nel 1980.

Alla donazione Balsebre seguì la donazione Miglietta nel 2008 la quale sollecitò ulteriormente l'interesse del pubblico salentino ma anche degli autori visuali dei vari luoghi d'Italia, incuriositi dalla produzione letteraria e grafica di Miglietta, dalla storia del suo laboratorio, dalle testimonianze dirette e dalle opere degli autori storici riportati nel catalogo tra cui Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Arrigo Lora Totino, Michele Perfetti, William Xerra, Stelio Maria Martini, Giovanni Fontana, Enzo Minarelli, Ignazio Apolloni e di autori stranieri che negli anni Ottanta furono presenti nel laboratorio con mostre, incontri, performance, reading, per far conoscere gli sviluppi delle nuove poetiche della scrittura visuale: dalla poesia concreta di Adriano Spatola e di A. Lora Totino alla Nuova scrittura di U. Carrega e Vincenzo Ferrari; dalla poesia visiva di E. Miccini, di Luciano Caruso, di M. Perfetti, di L. Marcucci e di L. Pignotti alla poesia sonora di G. Fontana e di E. Minarelli sino alla singlossia di I. Apolloni e di Francesco Pasca.

Dopo quella mostra numerosi sono stati i riscontri positivi sulle attività svolte a Matino e molte le sollecitazioni ad aprire all'interno del costituendo Museo Arte Contemporanea di Matino Luigi Gabrieli una sezione dedicata alla poesia verbo-visuale, con l'esposizione di opere di autori che la rappresentano.

Il successo della mostra e soprattutto del catalogo sul Laboratorio di Poesia di E. Miglietta, diffuso in vari luoghi d'Italia, permisero l'acquisizione di opere di autorevoli autori del fenomeno verbo-visivo, in particolare di ottenere un cospicuo numero di lavori di autori non più in vita, provenienti dalla collezione di Mirella Bentivoglio. La donazione Bentivoglio consentì non solo di arricchire la raccolta di presenze prestigiose, ma di renderla funzionale e completa sotto il profilo storico e culturale.

Si realizzava così un progetto arduo e non privo di difficoltà, grazie anche al coinvolgimento di un gruppo di lavoro formato da studiosi dell'Università del Salento, da storici e critici dello scenario artistico salentino e nazionale. Si attuava in questo modo un progetto con l'obiettivo di far conoscere al vasto pubblico, in particolare ai giovani studenti pugliesi, gli eventi culturali che coinvolsero la Puglia e i loro operatori nel secondo Novecento e soprattutto di creare collegamenti, confronti e scambi tra la nostra cultura mediterranea e le altre realtà d'Italia affinché gli eventi della storia salentina siano conosciuti da tutti coloro che ne sono, a vario titolo, interessati.

Il 4 Febbraio del 2012, la collezione di poesia visiva del MACMa è stata esposta sino al 4 Marzo, presso la storica Biblioteca Provinciale Bernardini di Lecce.

Nel 2012 il MACMa è stato inserito dal Ministero dei Beni  e delle Attività Culturali - Direzione generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte Contemporanee (MiBAC) - nella pubblicazione della ricerca dei centri operanti nel settore del contemporaneo dopo essere stato selezionato, attraverso l'applicazione di rigorosi criteri metodologici, da un qualificato Comitato Scientifico.

EDICOLE VOTIVE

Su specifico incarico dell'Amministrazione Comunale di Matino e nella comune intesa che la conservazione, la tutela e la valorizzazione del proprio patrimonio storico artistico costituiscono un dovere primario non solo per le istituzioni preposte ma anche per ognuno di noi, la Sezione Sperimentale Michelangelo dell'Istituto Statale d'Arte "Enrico Giannelli" di Parabita ha realizzato la presente ricerca relativa alla catalogazione di n° 18 Edicole Votive nel centro storico di Matino. Operazione non semplice in quanto, valutate da un lato l'entità e la diffusione del tema proposto e, dall'altro, la esiguità di tempo e di risorse disponibili, si è reso inevitabile limitare l'ambito della ricerca in aree più facilmente raggiungibili, nonché operare su un limitato numero di manufatti secondo una impostazione generale preliminare di ampio respiro, in previsione di futuri interventi.
A lavoro ultimato si sono registrati risultati parziali, ma ampiamente dimostrativi delle problematiche inerenti alla catalogazione delle edicole votive nel senso più ampio, ponendo così le premesse per un progetto definitivo di catalogazione, più articolato e realizzabile per stralci successivi, di concerto con le istituzioni civili e religiose territorialmente competenti. Diventa pertanto possibile, in un prossimo futuro, completare la catalogazione e la mappatura delle edicole votive ed affrontare così, sulla scorta di un siffatto "corpus" operativo, il complesso problema delle edicole nella loro complessa globalità. Il tutto avendo cura di promuovere opere di sensibilizzazione, di ricerca e di approfondimento - ai vari livelli - con conferenze, dibattiti, mostre, etc. al fine di trasformare tale poderosa indagine conoscitiva in uno strumento di cultura e di controllo del territorio.
Con specifico riferimento alla presente ricerca va precisato che il materiale espositivo prodotto è il risultato di un percorso didattico che ha interessato gli allievi della classe 5^D, Progetto Michelangelo, negli anni scolastici 2004/05 e 2005/06 sotto la guida dei docenti: - Antonio Novembre (Storia dell'arte e Catalogazione); - Giuseppe Romano (Progettazione Disegno industriale); - Silvano Cataldi (Rilievo pittorico e plastico). Nell'ambito del presente progetto è stata formulata una nuova scheda di catalogazione appositamente strutturata per le edicole votive e sono stati effettuati i relativi rilievi grafici e pittorici corredati dalla documentazione dell'analisi dei guasti rilevabili e dalla simulazione degli interventi di integrazione pittorica delle lacune mediante la tecnica del rigatino.
Gli elaborati prodotti sono stati infine completati dalle relative perizie di stima del restauro necessario (o simulato) per ogni edicola, con l'assistenza tecnica del Sig. Gaetano Martignano, noto operatore del settore, già alunno di questo Istituto. Tanto ad ogni buon fine e con i più vivi ringraziamenti al Rag. Antonio Costantino, Assessore ai Beni Culturali dell'Amministrazione Comunale della Città di Matino, che ha fortemente creduto nella bontà di questa iniziativa.

LE CHIESE DI MATINO :

CHIESA MATRICE

La matrice è la chiesa più importante del paese non solo per l'ampiezza delle proporzioni e l'eleganze della linea, ma anche per la sua origine e la sua storia. L'edificio sacro e la popolazione di Matino sono infatti strettamente legati fra loro: la chiesa Porta il nome di S. Giorgio al pari della contrada dove si arroccò il primo nucleo dei matinesi, e, quand'essa divenne insufficente a contenere i fedeli, i matinesi non mancarono di ricostruirla o ampliarla secondo il bisogno e sempre nello stesso luogo. La scelta del Santo Protettore fa collocare la sua origine intorno al mille, al tempo cioè in cui si introdusse l'usanza di dedicare a qualche santo chiese, città, terre e castelli del Regno; inoltre, il nome specifico di S. Giorgio, martire guerriero, dice chiaramente che i primi abitanti vollero affidarsi a questo celeste avvocato, non tanto per essere confermati nella fede cristiana, quanto per essere difesi dai continui assalti portati dai Saraceni.

CHIESA DELLA PIETA'

Nei secoli XVI-XVIII le confraternite o corporazioni ecclesiastiche di laici contribuirono al rinnovamento della vita cristiana per mezzo di speciali opere dirette al culto: presenza alla messa, venerazione al SS. Sacramento e suffragi; o ispirate alla carità e beneficenza: soccorso dei poveri, assistenza ai confratelli infermi, dotazione delle ragazze povere. per esigenze associative e organizzative ogni confraternita aveva, a seconda la sua importanza e sviluppo, un altare, una cappella, una chiesa in cui svolgere le sue pratiche religiose, e possedeva pure un luogo in cui radunarsi sotto la guida di un capo o priore.particolare importanza assunse a Matino la Confraternita della Pietà. Nel breve giro di tre anni la confraternita ebbe un tale incremento nel numero di iscritti, nelle opere di pietà e nella stima dei fedeli che, per mezzo del suo attivo priore D. Giuseppe Del Tufo e dell'assistente Don Giacinto Cometa, in data 20 maggio 1640 ottenne la comunione di tutti i privilegi concessi dai Pontefici all'Arciconfraternita romana della beatissima Vergine del Suffragio ( Pietà), la quale era sorta per dare sepoltura ai cadaveri abbandonati nelle campagne. Per Matino tale aggregazione fu un successo di grande portata, sviluppò nuove forme di pietà e carità cristiana, incrementò pian piano la vita associativa non solo fra gli abitanti ma anche tra il nostro paese e quelli vicini. All'interno della chiesa vi è un altare maggiore, un'altro posto sul lato destro sotto l titolo di S. Maria dei sette dolori, in sacrestia un'altro dedicato alla Natività della Madonna, ed un ultimo altare intitolato all'Immacolata Concezione, a S. Donato e a S. Lucia. L'edificio in realtà venne eretto prima della costituzione della Confraternita e di esso si presero inizialmente cura le più nobili famiglie di Matino. Anni dopo si pensò di ornare la chiesa con affreschi decorativi. I dipinti non hanno un grande valore artistico, ma per la vivacità dei colori e la grandiosità di alcune composizioni suscitano l'attenzione del devoto osservatore. Nell'abside domina l'affresco di Cristo Re. Nell'ampia volta, divisa in numerosi scomparti, sono raffigurate scene bibliche con al centro la maestosa figura dell'Eterno Padre. Costruita in periferia, la chiesa venne raggiunta dalle nuove abitazioni sulla fine del seicento, e fu collegata al paese con un portico molto suggestivo noto come Arco della Pietà: è una specie di atrio a pianta quadrangolare che per un lato si accosta alla chiesa della Pietà mentre gli altri tre sono liberi. Attualmente la statica della costruzione è messa in pericolo da non poche lesioni e dall'umido invadente: si richiedono perciò immediati restauri a questo glorioso edificio su cui i matinesi hanno scritto pagine della loro storia e della loro fede 

CHIESA DELL'ADDOLORATA

La costruzione della Chiesa dell'Addolorata ebbe inizio nel 1738, come affermano i documenti e come si legge sull'arco centrale della volta, ma fu completata dopo il 1754. Aveva forma rettangolare e un solo altare su cui si poteva ammirare una tela con dipinta la Pietà. Essendo il piano interno sottoposto di circa un metro al piano della strada, tutto l'edificio fu invaso dall'umidità, sicché all'inizio del secolo si sentì il bisogno di procedere a opere di restauro e rifacimento. Si cominciò a demolire l'altare, si spinse di alcuni metri il muro perimetrale di fondo, e, su sette nuovi pilastri, congiunti fra loro prima da semplici archi e poi da ricca cornice, si impostò la calotta absidale. Il pavimento, portato all'altezza del piano stradale, fu realizzato con lastre di marmo;venne ricostruito l'altare maggiore con marmi pregiati e furono aggiunti altri due altari in onore di S. Luigi e dei Santi Medici. A conclusione dei lavori fu smontato dalla facciata il Calvario in pietra e si aprì al centro l'attuale porta maggiore. Non si poteva, tuttavia, tralasciare una decorosa rappresentazione del titolo della chiesa: a ciò provvide un arista fiorentino che pitturo un'originale e splendida figura del  Calvario

CHIESA DEL CARMINE

Oggi la chiesa è a pianta rettangolare con l'altare maggiore in stile barocco fiorito: ciò costituisce una novità per Matino, poichè nelle altre chiese la preponderanza dell'elemento classicheggiante esclude quasi del tutto l'abbondanza decorativa degli stucchi. Il portale e il rosone sono ritratti con motivi presi dal repertorio salentino dell'epoca bizantina-normanna. Si tratta di elementi decorativi assai comuni negli altri edifici pugliesi. In sacrestia desta una certa curiosità un affresco rappresentante la Pietà: il dipinto e' datato al 1613, è tozzo nel disegno, pesante nei colori; tuttavia è assai interessante, perchè riflette anchesso l'icografia tardo bizantina del salento. Evidentemente l'artigiano avrà voluto copiare più o meno fedelmente qualche antica immagine delle cripte o delle cappelle di rito greco

CHIESA DEL ROSARIO

Lo stile della facciata e della struttura interna è classico, ma possiede elementi decorativi che preludono al barocco. Il restauro degli altari è piuttosto ingenuo e artificioso; la pittura superficiale è realizzata con disegni di finti marmi. Dietro l'altare due dipinti di media dimensione circondano una rappresentazione più grande della Madonna del Rosario. La chiesa, rimasta per lungo tempo chiusa al culto, fu adibita a deposito di legname 

CHIESA DEL CROCEFISSO

La chiesa del crocefisso è databile alla fine del seicento. Probabilmente essa assorbì i due oratori preesistenti di S. Eligio e S. Antonio Abate; in essa sono infatti presenti due altari: il principale dedicato al Crocefisso ed il secondario intitolato a S. Antonio Abate, a S. Eligio e a S. Marina. Nella seconda metà dell'800 la chiesetta fu alquanto trascurata al punto che il vescovo la dichiarò interdetta al culto nel 1893. Nello stesso periodo il Comune abbatté una parte della Chiesa, ritenuta pericolante, e vendette i restanti locali.Il Comune riteneva che gli edifici pubblici passano di proprietà pubblica nel momento in cui viene meno il fine per cui vennero eretti. Il vescovo, appellandosi al prefetto, rivendica la proprietà di tutti i beni, compresa l'intera area della Chiesa del Crocefisso. Sta di fatto che i locali della Chiesa passarono a diversi proprietari, finché per le cure di generosi cittadini matinesi, la Chiesa fu riscattata e ricostruita sulla stessa superficie e venne. restituita al culto verso il 1950. Oggi sulla parete di fondo si può ammirare un recente mosaico di scuola vaticana che rappresenta la Cena del Leonardo di buona fattura artigianale. Delle antiche opere d'arte si conserva solo un quadro di medie dimensioni, ritenuto un vero capolavoro di pittura seicentesca. Si tratta di un busto di S. Pietro da attribuire alla mano di Francesco Fracanzano. La figura ha espressione dignitosa e sguardo profondo: le ciglia leggermente arcuate conferiscono al volto una certa severità, ma la fronte spaziosa e la barba fluente ridonano solennità a tutto l'insieme.

ALTRI MONUMENTI STORICI PALAZZI E LUOGHI DI INTERESSE

Il Palazzo dei Marchesi del Tufo ( Palazzo Marchesale)
Arco e Chiesetta della Pietà
Monumento ai caduti
Monumento a "Salvo D'Acquisto e ai caduti di Nassiriya
Grotta S.Ermete
Cripta basiliana ipogea in contrada "S. Eleuterio" (Santu Latteri)
Portale del Giardino Marchesale in contrada "Lazzaretto" (Lazzareddhu)
Borgo Medioevale
Frantoi ipogei

MONUMENTO AI CADUTI

Come segno di gratitudine a tantissimi giovani caduti eroicamente sul campo di battaglia per l'ideale di un Italia libera ed unita, lo Stato italiano invitò, immediatamente dopo al 1918, tutti i comuni ad erigere un monumento in memoria e onore dei propri cittadini morti in guerra. Non mancò in proposito la buona volontà, anzi l'entusiasmo dei matinesi. Nello stesso periodo si stava procedendo ala costruzione dell'edificio scolastico e si progettò la costruzione di due altre opere nello spazio antistante a tale edificio: Piazza Umberto I e per l'appunto il Monumento ai caduti. Nel 1929 quest'ultimo veniva eretto in forme di obelisco avente alla base un edicola molto suggestiva, sulle cui pareti si possono leggere i nomi di 124 matinesi che si erano immolati per la patria; il tutto affiancato da due grosse bombarde prese agli austriaci ed ora sistemate ai lati del monumento. Rimaneva da sistemare il vasto spazio che si estendeva intorno al monumento tra via Roma e l'edificio scolastico. Conveniva spianare qualche dosso e riempire qualche pendenza, allo scopo di ottenere un immenso ed ordinato spiazzale: Piazza Umberto I. Più tardi, negli anni cinquanta, il piazzale fu trasformato in giardini pubblici, creando all'interno dell'abitato un oasi di verde. Tutta la zona fu delimitata da una balaustra in carparo locale e, all'interno, secondo un appropriato disegno vennero formate delle aiuole, piantati numerosi cedri e tanti lecci dalla folta chioma e palme

ANTICHI FRANTOI IPOGEI

Frantoi ipogei I frantoi ipogei di Matino testimoniano l'antica tradizione della produzione olearia legata ai grandi impianti olivicoli nati nel "700. Alcuni di essi, splendidamente conservati, rivelano l'ingegnosità delle tecniche di molitura e decantazione dell'olio attraverso sistemi di vasche a tracimazione. Rappresentano un notevole esempio di architettura industriale settecentesca.

 

Le architetture rurali di Matino 

La campagna salentina, un luogo da “vivere”

Un modo per conoscere il Salento è anche quello di immergersi nella sua natura. Le campagne salentine, ad esempio, con i loro colori, i sapori e i profumi che irradiano sono luoghi di straordinaria capacità evocativa. Capaci di raccontare una storia antichissima. Luoghi da visitare ma anche da vivere. È, forse per questo motivo che queste porzioni di territori extraurbano sono densamente trapuntate da vari tipi di architettura rurale: dalle semplici costruzioni tradizionalmente realizzate con “la pietra a secco” alle ormai rinomate masserie,ai forse meno conosciuti,eppure ugualmente affascinanti casini di campagna. Il territorio che circonda Matino è ricco di queste evidenze architettoniche e merita per questo di essere conosciuto dai visitatori. Questi resteranno certamente colpiti dalla raffinatezza con cui gli aristocratici per lo più settecenteschi facevano edificare le loro dimore di campagna. Vere e proprie case di villeggiatura e di benessere luoghi dove ritemprare corpo e anima. Emblematico in tal senso il Casino Pispico fatto edificare tra ‘700 e ‘800 quando era appunto consuetudine tra l’ aristocrazie locale villeggiare in campagna. Molte di queste dimore signorili presentavano soluzioni architettoniche fortemente scenografiche: solenni scalinate a doppia rampa, portali ad arco che introducono verso gli spazi agricoli finemente decorati,o ancora lussureggianti giardini arricchiti da colonne, gazebo sedili, nicchie. Testimoni di tanta eleganza i due portali settecenteschi ancora apprezzabili ; l’uno appartenuto al Giardino di “contrada Lazzarello” e l’ altro a quello del giardino “Mimmo” in contrada “ la Pergola”. Il Casino di Lazzarello fu edificato nei primi anni del XVIII secolo. Fu la dimora estiva di Ascanio e Beatrice del Tufo. I nomi di questa nobile coppia restano ancora incisi nell’epigrafe dell’elegante arco che introduce al giardino. Il giardino costituisce certamente un elemento fondamentale nell’ impianto scenografico della dimora Lo si deduce dall’ ingegnoso sistema di irrigazione realizzato per garantire che il terreno fosse costantemente e adeguatamente irradiato. In contrada la Pergola vi era un altro casino della famiglia Del Tufo. Di questo rimane un portale finemente decorato in bugnato e quattro pozzi settecenteschi.

CIMINIERA MATINO

La ciminiera di una distilleria, una delle poche rimaste e la più alta

   

MADONNA NERA

La scultura bronzea cosiddetta della "Madonna nera" è opera dello scultore di fama nazionale Ippazio Antonio Bortone nato a Ruffano (1844-1938),allievo del grande statuario leccese Antonio Maccagnani. La statua rappresenta la Pietà. E' datata 1915. Voluta, con molta probabilità, dalla famiglia Piscopo

CIMITERO

Il portico di ingresso è impostato alla maniera barocca con due colonne doriche per ogni lato e con una lunga architrave che fa da trabeazione: quest'ultima è fregiata con una decorazione molto significativa e sommontata da tre sculture. Al centro dell'architrave c'è la clessidra, indice del tempo; ai due lati è rappresentata la gloria umana con tiare di papa, mitre di vescovi ed elmi di guarrieri, tutti ragiunti dalla falce inesorabile della morte; nella parte inferiore si vedono due serpentelli, uno reca in bocca la mela del peccato, l'altro girato su se stesso si morde la coda. Lo sfacelo della morte è rimediato dal Cristo risorto ( la statua ad di sopra del portico) che scuote dal sonno Adamo ed Eva raffiguranti nelle statue laterali

L’ACCHIATURA IRRAGGIUNGIBILE

E’ un tesoro irraggiungibile, la “acchiatura de Santu Parmeta”, custodita in una grotta sulla serra di Matino. E, come tutte le “acchiature” del Salento, non c’è sfida umana che possa riuscire a superare gli ostacoli per recuperare il tesoro. Eppure la parola “acchiatura” deriva dal verbo dialettale “acchiare”, che significa trovare, per cui quando gli antichi parlavano enfaticamente di “acchiatura” intendevano riferirsi a qualche tesoro da tempo immemorabile aspettava di essere “acchiatu” ossia trovato.
La leggenda di “Santu Parmeta” (Sant’Ermete) narra di un ricco signore di Matino, rispettato e benvoluto, rimasto vedovo con due giovanissime figlie, invidiate da tutti per la loro bellezza, la loro grazia e la loro buona educazione. In punto di morte la moglie aveva chiesto al marito di usare tutte le accortezze possibili per assicurare alle figlie un matrimonio adeguato, garantendo così una vita coniugale felice e serena. Ma mentre il ricco signore era intento ad individuare i giovani migliori a cui dare in sposa le proprie figlie, il re dell’epoca lo chiamò a combattere in terre lontane.
Il padre premuroso era preoccupato che in sua assenza le figlie potessero incorrere in scelte inopportune per il proprio futuro. E così, considerato che il patrimonio accumulato come dote per ognuna di loro rappresentava un forte richiamo per gli uomini avidi ma indegni di sposare simili ragazze, in gran segreto decise di rinchiudere le due giovani figlie in una grotta vicino al paese, la grotta di “Santu Parmeta”, insieme a provviste abbondanti e alle ricchissime doti. Solo così si sentì tranquillo, sicuro che le fanciulle non avrebbero potuto commettere leggerezze.
Ma il ricco signore non fece mai più ritorno a Matino perché morì in guerra e alle due ragazze toccò una terribile sorte: rimaste prigioniere nella grotta senza che senza nessun altro ne fosse al corrente morirono nascoste nelle viscere della terra.
Da allora la gente di Matino, specialmente di notte, continua a  sentire lamenti e colpi ritmati, che provengono dalla grotta di Sant’Ermete, come se qualcuno invocasse aiuto.
In un primo tempo quei lamenti suscitarono paura, ma successivamente la gente riuscì a darsi una spiegazione del fenomeno, collegando alla scomparsa delle due giovani e fantasticando sulla presenza del tesoro che poteva essere stato nascosto dal padre. Fu così che a Matino cercarono in molti di profanare la tranquillità della grotta alla ricerca del tesoro, ma senza successo. Finchè una volta tre matinesi coraggiosi riuscirono a trovare la “acchiatura”. Mentre stavano per forzare il baule, che doveva essere pieno di brillanti e di monete d’oro, sentirono una voce urlare: “Ciunca tocca la acchiatura la sua vita poco dura” (chiunque tocca il tesoro avrà vita breve). I tre, colti alla sprovvista, rimasero terrorizzati e, appena poterono, fuggirono a mani vuote. Morirono tutti e tre a distanza di poco tempo, proprio come se quella oscura  maledizione si fosse avverata. Da quel momento nessuno ha più cercato di trovare “l’acchiatura de Santu Parmeta”.

Bene culturale: GROTTA di SANT’ERMETE

L’Università del Salento arriva a Matino per riqualificare due importanti aree archeologiche: la grotta di Sant’Ermete e la cripta di Sant’Eleuterio. La cattedra di Archeologia medievale del dipartimento di Beni culturali dell’ateneo leccese ha già presentato al Comune i progetti preliminari individuando le varie fasi di studio e indagine scientifica ed archeologica, gli interventi di bonifica di protezione e promozione. «I progetti sono stati elaborati da esperti che operano presso la facoltà di Beni culturali quali Elettra Ingravallo, docente di Paletnologia per la grotta di Sant’Ermete e il professore Paul Arthur, docente di Archeologia Tardo antica e Medievale per quanto riguarda lo studio della cripta di Sant’Eleuterio», afferma  Antonio Costantino, sovraintendente ai Beni culturali del Comune.
Attualmente entrambi i siti sono in stato di abbandono anche se negli anni, almeno per Sant’Ermete,  si è cercato di “limitare” l’avanzare delle costruzioni edilizie. La grotta situata nella parte alta del paese venne scoperta nel 1965 e risale all’età del Paleolitico visto che al suo interno sono stati rinvenuti resti risalenti all’uomo di Neanderthal.  Diversa è la situazione della cripta di Sant’Eleuterio situata a nord-est sull’omonima collina verso Collepasso. Il paesaggio, infatti, è stata trasformato in pochissimo tempo da distese di pannelli fotovoltaici che hanno sconvolto il territorio già invaso da tanti ripetitori e tralicci, “intrappolando” le testimonianze risalenti a circa 600 anni fa che indicano, nello specifico, la presenza dei monaci basiliani.
L’opera di studio e di recupero non è ancora una certezza, bisognerà, infatti, attendere il finanziamento dei due progetti (da 75mila euro per S. Ermete) da parte di enti privati ovvero dal Ministero dei Beni culturali.

BIBLIOTECA COMUNALE

La biblioteca Comunale di Matino intitolata a Giuseppe Schivano e attiva dal 1965, è collocata in un edificio Comunale in via IV Novembre, 45. L’edificio che ospita i locali della biblioteca è piccolo ma accogliente. Si sviluppa in due vani dove il principale ospita, la scrivania della responsabile uno scaffale per i periodici una fotocopiatrice e un tavolo per la consultazione. Nel secondo vano sono collocati tutti gli scaffali e tre tavoli per la consultazione.
Contatti
Via IV Novembre, 45
73046 - Matino (Le)
Tel:  0833 519231
Fax: 0833 519531

Email: 
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Sito internet: 
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Patrimonio librario e multimediale
Posti lettura: 20
Volumi posseduti : 3605
narrativa per ragazzi: 218
Riviste correnti: 0
Sezione storia locale : 196
Multimediale: 2
Altro materiale: 25 Enciclopedie e 18 dizionari

Orari di apertura al pubblico
Lunedì - Venerdì: 8.30/12.30 - 14.30/18.30

Servizi forniti dalla biblioteca
Consultazione di libri
Prestito domiciliare di libri per un mese previo rilascio della tessera di sicrizione
Prestiti interbibliotecari
Ricerche bibliografiche e consulenza biblioteconomica
Fotocopie testi a pagamento (a norma di legge)

SERVIZI UTILI

FARMACIE:
FARMACIA DR. TUNDO, Via Roma, 148 - Tel. 0833.506093
Riposo: alternato con la farmacia MONASTERO.

FARMACIA DOTT.SSA MONASTERO, Via Roma, 315 - Tel. 0833.506366
Riposo: alternato con la farmacia TUNDO.

GUARDIA MEDICA Tel. 0833.506361

PRONTO SOCCORSO
(Casarano) Tel. 0833.508290 - 0833.505204

SPORT NOTIZIE

La realta' sportiva piu' di rilievo in città e' rappresentata dal Baseball Club Matino, che dopo anni di militanza nel campionato nazionale di categoria A2, attualmente milita in serie B. La squadra ha fornito alla nazionale italiana di baseball atleti di rilevanza internazionale quali Luigi Carrozza e Andrea Castri', atleta quest'ultimo, che ha militato nella prestigiosa squadra americana dei "New York Yankees"

ECONOMIA

Matino e' stata un centro prevalentemente agricolo fino alla fine degli anni '70, periodo in cui e' avvenuta una notevole trasformazione del tessuto economico della cittadina che e' diventata un centro di produzione industriale di un certo peso. Il settore calzaturiero e tessile sono ampiamente sviluppati, benche' la crisi sopravvenuta alla fine degli anni '90 abbia ridimensionato la portata del fenomeno. In ogni caso Matino vanta la presenza di grandi complessi industriali quali quelli della "Meltin Pot", azienda leader nel mercato del vestiario sportivo e del jeans che alimenta anche un notevole indotto di piccole industrie e laboratori. Anche il settore agricolo si e' riqualificato, notevole l'apporto in questo senso della locale cantina cooperativa che con il marchio "Cantine del Matino" produce e commercializza una varieta' di vini D.O.C. (tra i primi D.O.C. in Puglia) di notevole pregio. Notevole e' il rapporto fra popolazione residente e numero di aziende le quali, benche' di dimensioni ridotte, rappresentano certo l'ossatura di un sistema economico locale che, nonostante la crisi di questi ultimi anni, testimonia la vivacita' della cittadina. La presenza della sede centrale della Banca Popolare Pugliese (oltre 100 filiali in Italia e una succursale in Albania), con il suo centro direzionale e la sede meccanografica da', inoltre, un'ulteriore apporto finanziario al circuito economico cittadino.